Questo sito usa cookie per offrire una migliore esperienza. Procedendo con la navigazione, acconsenti ad usare i nostri cookie. Maggiori informazioni | chiudi

Cultura assicurativa: l'Italia, paese che non conosce i rischi ed opportunità di copertura.

giovedì, 22 giugno 2017
 
Nel Bel Paese serve una maggiore cultura assicurativa. Questo è quanto emerge dalla lettura degli articoli di Gianfranco Ursini del "Sole 24 ore", di Andrea Poggi del "Corriere della Sera" e di Federica Pezzati del "Sole 24 ore". Tuttavia, prima ancora di addentrarci nel discorso si rende necessario chiarire che cosa sono le assicurazioni.

Che cosa sono le assicurazioni e perché sono importanti

Le assicurazioni sono dei contratti attraverso i quali un soggetto denominato assicuratore, dietro il versamento di un premio, ovvero di una somma di denaro, si obbliga – nel pieno rispetto dei limiti concordati dallo stesso accordo – a risarcire i danni di un secondo soggetto denominato assicurato, o ancora a pagargli un capitale oppure una rendita qualora gli capitasse un evento che in un modo o nell'altro colpisce la vita umana.
Ma qual è lo scopo di questo contratto? Per rispondere a questo quesito è doveroso precisare che questo contratto non ha un unico scopo, ma due. Tra le finalità ci sono infatti: 

- la cancellazione o la diminuzione delle perdite patrimoniali;
- garantire i mezzi di cui si abbisogna per il soddisfacimento di possibili necessità economiche direttamente connesse all'esistenza dei singoli.

Ciò detto, l'obiettivo di ogni contratto di assicurazione è quello di annullare o per lo meno ridurre gli effetti economici negativi legati a un rischio, trasferendolo a una compagnia assicurativa.
Detto altrimenti: in materia di assicurazioni l'oggetto del contratto risulta essere il rischio, ovvero la probabilità che una situazione futura e incerta sia causa di un danno patrimoniale. L'evento in oggetto può essere riferito alla persona (ne sono esempio gli infortuni) oppure può riferirsi ai suoi beni (ne è esempio il verificarsi di un furto nella propria abitazione).
D'altro canto il contratto può anche riguardare la possibilità di risarcire un danno cagionato ad altri. Ne sono esempio le polizze di responsabilità civile.

In Italia latita la cultura del rischio

Sono passati ben 5 anni dal bell'articolo a firma di Gianfranco Ursino intitolato "La sicurezza resta un optional". Era infatti esattamente il 12 febbraio del 2012 quando dalle pagine del "Sole 24 ore" il giornalista metteva in evidenza i dati che l'istituto indipendente IPR Marketing rivelava in un sondaggio uscito sull'inserto "Plus 24". Da questo sondaggio emerge che l'89% degli intervistati è sprovvisto di pensione complementare, l'81% non ha una polizza sulla vita né possiede una polizza sanitaria, e, ancora, il 71%, è privo di assicurazioni sui danni, escludendo naturalmente la più famosa Rc auto. 
Si tratta di dati preoccupanti quanto allarmanti; essi non fanno altro che nutrire una mancata cultura del rischio che il più delle volte è dovuta a cause di forza maggiore. 
Gli italiani di fatto hanno sempre meno soldi e ad andarne di mezzo, purtroppo, sono la loro vita e il loro patrimonio, "beni" che quindi si trovano senza tutela alcuna. 
Tuttavia, è doveroso sottolineare un altro dato di fondamentale importanza, ovvero che nello stato italiano, la cosiddetta "cultura assicurativa" risulta storicamente poco diffusa. Un'affermazione tanto più vera se confrontiamo i numeri italiani con le cifre rilevate negli altri Paesi europei. Potremmo domandarci il perché di questa tendenza. La risposta è che nell'immaginario comune del Bel Paese la assicurazioni vengono pensate più come una sorta di investimento alternativo che come una forma di protezione che tuteli la persona e i suoi beni nel caso di eventuali difficoltà. Queste ultime possono essere le più varie: si va dai decessi alle difficoltà momentanee, dalle gliasssicurazioni su infortuni alle "long term" ideate per fare fronte a momenti particolari, come una lunga vecchiaia che necessita di assistenza economica nei casi di mancata autosufficienza. 
Un dato, quello che vede la sicurezza come un optional, tristemente confermato dagli ultimi dati disponibili, quelli risalenti al 2014. Di recente, infatti, anche l'inserto "Plus 24" del quotidiano "il Sole 24 ore" ha approfondito questo aspetto sottolineando che dopo ben 3 anni, nel Bel Paese il fenomeno della "sotto-assicurazione" persiste.

Gli italiani e le polizze assicurative

Alla luce di quanto detto sopra, qualche altro dato può essere utile a farci riflettere. Uno su tutti è quello che vede solamente due famiglie italiane su dieci sottoscrivere una polizza danni (a esclusione della Rc auto). Il dato è stato diffuso dall'ANIA, ovvero l'Associazione Nazionale per le Imprese Assicuratrici, un ente che dal 2014 ha esteso le proprie elaborazioni introducendo un’indagine più particolareggiata relativa alla diffusione di contratti assicurativi per danni che non siano Rc auto. 
Il dato che emerge è che su tutti prevalgono i contratti di assicurazione per la casa, mentre l'istruzione prevede la stipula di polizze distribuite equamente in base al livello di scolarità raggiunto. Le polizze danni vengono stipulate perlopiù dai lavoratori autonomi. 
In un "mare" di dati è doveroso altresì sottolineare una tendenza che non ci lascia indifferenti: ovvero che con l'aumentare del reddito, il cittadino tende a stipulare una polizza per la casa. Proteggere il proprio bene abitativo da eventuali sinistri, laddove il reddito lo consente, diventa quindi un atto dovuto. Pertanto la scelta di questa polizza sembra essere più importante rispetto a quelle riferite alla persona.
Ad ogni modo, da qualsiasi parte la si guardi, a fare la differenza è sempre un'unica costante: il reddito. Coloro che non usufruiscono di una copertura assicurativa sono infatti le fasce più deboli della popolazione. Di contro, coloro che usufruiscono già una buona copertura assicurativa, in genere acquistano più polizze. Ma come ovviare a questo gap? Rispondere non è facile, anche perché in Italia mancano le radici di una solida cultura assicurativa, presente invece in altri Stati. 
Basti pensare che, come ci fa notare Andrea Poggi nell'articolo "Il ruolo della Assicurazioni per rilanciare il Paese", "l’Assicurazione potrebbe intervenire efficacemente per ridurre l'attuale spesa pubblica ex-post per calamità naturali (danno medio annuo solo su abitazioni civili di 2,8 miliardi di euro) e potrebbe anche impiegare le sue risorse, nel rispetto di norme adeguate, per supportare gli investimenti infrastrutturali e delle imprese". 

Un Paese privo di cultura assicurativa

A dimostrazione della tesi appena enunciata dobbiamo prendere in considerazione un dato essenziale: in media una famiglia italiana spende icirca 1.800 euro l’anno per cure alla persona e danni domestici per i quali si potrebbe spendere molto meno sottoscrivendo una polizza assicurativa. Tuttavia, non tutto è perduto. Questo perché la consapevolezza sulla quale si costruisce una solida cultura assicurativa si può acquisire attraverso tre punti cardine. 
Il primo fra tutti è la necessità di investire su una grande forza fisica di distribuzione del settore, una forza pari a "un asset di circa 200.000 persone)" in grado di sfruttare le nuove tecnologie. In secondo luogo è necessario creare un'offerta a raggio ampio, una nuova catena del valore che affianchi le soluzioni tradizionali con servizi innovativi. In terzo luogo è necessario innovare tutte le operazioni di modo che possano divenire i tasselli di un profondo processo di "semplificazione". 
Vero è che tutto ciò potrebbe davvero aprire le porte a un'attenta consapevolezza. Tuttavia c'è un "ma", dal momento che ciò che manca all'Italia è la logica della collaborazione tra pubblico e privato, quella stessa collaborazione che, attraverso le assicurazioni, potrebbe intervenire con efficacia a ridurre la spesa pubblica.
In parole povere ciò che oggi è necessario per il Bel Paese è che i cittadini, le imprese e soprattutto il Governo cambino il loro modo di approcciarsi all'assicurazione. Ma come farlo? Agendo per l'interesse comune.

Pertanto, sia che tu afferisca all'area aziende, sia che tu appartenga all'area professionisti, all'area privati o all' area trasporti, con Esedra potrai usufruire della consulenza assicurativa specifica e di tutta l'assistenza di cui necessiti. Chiedi una consulenza gratuita e senza impegno telefonando ai numeri: 02 45472330 (sede di Lecco) o allo 02 45472300 (sede di Milano), oppure richiedi informazioni e chiarimenti scrivendo nel form che troverai al link: http://www.esedrabroker.it/preventivo.php?pag=572&l=Richiedi+informazioni 


Fonti: 

http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2012-02-16/sicurezza-resta-optional-190729.shtml?uuid=AaZjxzsE

 
Aggiungi al tuo calendario   2017-06-22 2017-06-22 38 Cultura assicurativa: l'Italia, paese che non conosce i rischi ed opportunità di copertura.  Nel Bel Paese serve una maggiore cultura assicurativa. Questo è quanto emerge dalla lettura degli articoli di Gianfranco Ursini del "Sole 24 ore", di Andrea Poggi del "Corriere della Sera" e di Federica Pezzati del "Sole 24 ore". Tuttavia, prima ancora di addentrarci nel discorso si rende necessario chiarire che cosa sono le assicurazioni.Che cosa sono le assicurazioni e perché sono importantiLe assicurazioni sono dei contratti attraverso i quali un soggetto denominato assicuratore, dietro il versamento di un premio, ovvero di una somma di denaro, si obbliga – nel pieno rispetto dei limiti concordati dallo stesso accordo – a risarcire i danni di un secondo soggetto denominato assicurato, o ancora a pagargli un capitale oppure una rendita qualora gli capitasse un evento che in un modo o nell'altro colpisce la vita umana.Ma qual è lo scopo di questo contratto? Per rispondere a questo quesito è doveroso precisare che questo contratto non ha un unico scopo, ma due. Tra le finalità ci sono infatti: - la cancellazione o la diminuzione delle perdite patrimoniali;- garantire i mezzi di cui si abbisogna per il soddisfacimento di possibili necessità economiche direttamente connesse all'esistenza dei singoli.Ciò detto, l'obiettivo di ogni contratto di assicurazione è quello di annullare o per lo meno ridurre gli effetti economici negativi legati a un rischio, trasferendolo a una compagnia assicurativa.Detto altrimenti: in materia di assicurazioni l'oggetto del contratto risulta essere il rischio, ovvero la probabilità che una situazione futura e incerta sia causa di un danno patrimoniale. L'evento in oggetto può essere riferito alla persona (ne sono esempio gli infortuni) oppure può riferirsi ai suoi beni (ne è esempio il verificarsi di un furto nella propria abitazione).D'altro canto il contratto può anche riguardare la possibilità di risarcire un danno cagionato ad altri. Ne sono esempio le polizze di responsabilità civile.In Italia latita la cultura del rischioSono passati ben 5 anni dal bell'articolo a firma di Gianfranco Ursino intitolato "La sicurezza resta un optional". Era infatti esattamente il 12 febbraio del 2012 quando dalle pagine del "Sole 24 ore" il giornalista metteva in evidenza i dati che l'istituto indipendente IPR Marketing rivelava in un sondaggio uscito sull'inserto "Plus 24". Da questo sondaggio emerge che l'89% degli intervistati è sprovvisto di pensione complementare, l'81% non ha una polizza sulla vita né possiede una polizza sanitaria, e, ancora, il 71%, è privo di assicurazioni sui danni, escludendo naturalmente la più famosa Rc auto. Si tratta di dati preoccupanti quanto allarmanti; essi non fanno altro che nutrire una mancata cultura del rischio che il più delle volte è dovuta a cause di forza maggiore. Gli italiani di fatto hanno sempre meno soldi e ad andarne di mezzo, purtroppo, sono la loro vita e il loro patrimonio, "beni" che quindi si trovano senza tutela alcuna. Tuttavia, è doveroso sottolineare un altro dato di fondamentale importanza, ovvero che nello stato italiano, la cosiddetta "cultura assicurativa" risulta storicamente poco diffusa. Un'affermazione tanto più vera se confrontiamo i numeri italiani con le cifre rilevate negli altri Paesi europei. Potremmo domandarci il perché di questa tendenza. La risposta è che nell'immaginario comune del Bel Paese la assicurazioni vengono pensate più come una sorta di investimento alternativo che come una forma di protezione che tuteli la persona e i suoi beni nel caso di eventuali difficoltà. Queste ultime possono essere le più varie: si va dai decessi alle difficoltà momentanee, dalle gliasssicurazioni su infortuni alle "long term" ideate per fare fronte a momenti particolari, come una lunga vecchiaia che necessita di assistenza economica nei casi di mancata autosufficienza. Un dato, quello che vede la sicurezza come un optional, tristemente confermato dagli ultimi dati disponibili, quelli risalenti al 2014. Di recente, infatti, anche l'inserto "Plus 24" del quotidiano "il Sole 24 ore" ha approfondito questo aspetto sottolineando che dopo ben 3 anni, nel Bel Paese il fenomeno della "sotto-assicurazione" persiste.Gli italiani e le polizze assicurativeAlla luce di quanto detto sopra, qualche altro dato può essere utile a farci riflettere. Uno su tutti è quello che vede solamente due famiglie italiane su dieci sottoscrivere una polizza danni (a esclusione della Rc auto). Il dato è stato diffuso dall'ANIA, ovvero l'Associazione Nazionale per le Imprese Assicuratrici, un ente che dal 2014 ha esteso le proprie elaborazioni introducendo un’indagine più particolareggiata relativa alla diffusione di contratti assicurativi per danni che non siano Rc auto. Il dato che emerge è che su tutti prevalgono i contratti di assicurazione per la casa, mentre l'istruzione prevede la stipula di polizze distribuite equamente in base al livello di scolarità raggiunto. Le polizze danni vengono stipulate perlopiù dai lavoratori autonomi. In un "mare" di dati è doveroso altresì sottolineare una tendenza che non ci lascia indifferenti: ovvero che con l'aumentare del reddito, il cittadino tende a stipulare una polizza per la casa. Proteggere il proprio bene abitativo da eventuali sinistri, laddove il reddito lo consente, diventa quindi un atto dovuto. Pertanto la scelta di questa polizza sembra essere più importante rispetto a quelle riferite alla persona.Ad ogni modo, da qualsiasi parte la si guardi, a fare la differenza è sempre un'unica costante: il reddito. Coloro che non usufruiscono di una copertura assicurativa sono infatti le fasce più deboli della popolazione. Di contro, coloro che usufruiscono già una buona copertura assicurativa, in genere acquistano più polizze. Ma come ovviare a questo gap? Rispondere non è facile, anche perché in Italia mancano le radici di una solida cultura assicurativa, presente invece in altri Stati. Basti pensare che, come ci fa notare Andrea Poggi nell'articolo "Il ruolo della Assicurazioni per rilanciare il Paese", "l’Assicurazione potrebbe intervenire efficacemente per ridurre l'attuale spesa pubblica ex-post per calamità naturali (danno medio annuo solo su abitazioni civili di 2,8 miliardi di euro) e potrebbe anche impiegare le sue risorse, nel rispetto di norme adeguate, per supportare gli investimenti infrastrutturali e delle imprese". Un Paese privo di cultura assicurativaA dimostrazione della tesi appena enunciata dobbiamo prendere in considerazione un dato essenziale: in media una famiglia italiana spende icirca 1.800 euro l’anno per cure alla persona e danni domestici per i quali si potrebbe spendere molto meno sottoscrivendo una polizza assicurativa. Tuttavia, non tutto è perduto. Questo perché la consapevolezza sulla quale si costruisce una solida cultura assicurativa si può acquisire attraverso tre punti cardine. Il primo fra tutti è la necessità di investire su una grande forza fisica di distribuzione del settore, una forza pari a "un asset di circa 200.000 persone)" in grado di sfruttare le nuove tecnologie. In secondo luogo è necessario creare un'offerta a raggio ampio, una nuova catena del valore che affianchi le soluzioni tradizionali con servizi innovativi. In terzo luogo è necessario innovare tutte le operazioni di modo che possano divenire i tasselli di un profondo processo di "semplificazione". Vero è che tutto ciò potrebbe davvero aprire le porte a un'attenta consapevolezza. Tuttavia c'è un "ma", dal momento che ciò che manca all'Italia è la logica della collaborazione tra pubblico e privato, quella stessa collaborazione che, attraverso le assicurazioni, potrebbe intervenire con efficacia a ridurre la spesa pubblica.In parole povere ciò che oggi è necessario per il Bel Paese è che i cittadini, le imprese e soprattutto il Governo cambino il loro modo di approcciarsi all'assicurazione. Ma come farlo? Agendo per l'interesse comune.Pertanto, sia che tu afferisca all'area aziende, sia che tu appartenga all'area professionisti, all'area privati o all' area trasporti, con Esedra potrai usufruire della consulenza assicurativa specifica e di tutta l'assistenza di cui necessiti. Chiedi una consulenza gratuita e senza impegno telefonando ai numeri: 02 45472330 (sede di Lecco) o allo 02 45472300 (sede di Milano), oppure richiedi informazioni e chiarimenti scrivendo nel form che troverai al link: http://www.esedrabroker.it/preventivo.php?pag=572&l=Richiedi+informazioni Fonti: http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2012-02-16/sicurezza-resta-optional-190729.shtml?uuid=AaZjxzsE  Location of the event Esedra Broker info@vipsrl.com false DD/MM/YYYY

Condividi questa pagina