Questo sito usa cookie per offrire una migliore esperienza. Procedendo con la navigazione, acconsenti ad usare i nostri cookie. Maggiori informazioni | chiudi

Airbag difettosi: fallisce il colosso giapponese Takata. Il rischio R.C. Prodotti

giovedì, 29 giugno 2017
Parlare dell'automobile senza cadere in banalità non è affatto semplice; è per questo che facciamo nostra la riflessione del sociologo canadese Herbert Marshall McLuhan, il quale, proprio a proposito dell'influenza che ha avuto l'auto sulla nostra vita, ha affermato che questo straordinario mezzo di trasporto è "diventato un articolo di vestiario senza il quale ci sentiamo nudi, incerti e incompleti". E, a ben vedere, la macchina, esattamente come un capo di abbigliamento a cui manca un bottone o a cui non funziona la chiusura lampo, perde totalmente la sua funzione quando tra gli elementi che la costituiscono ci sono prodotti difettosi. È in questo momento che viene meno il suo dovere primordiale; il mezzo in questione pecca infatti in sicurezza, ragion per cui il mercato procede al ritiro dell'auto. Tuttavia, per proteggersi il produttore può tutelarsi stipulando apposite R.C. Prodotti


Il caso Takata

Per chi non lo sapesse Takata, è una società che produce parti automobilistiche. La sua sede è il Giappone, quella centrale europea è in Germania, anche se questa società dispone di impianti di produzione in quattro continenti. Ma perché parliamo proprio di Takata? Semplicemente perché la società, famosa per aver subito diversi richiami sui suoi airbag, rischia il fallimento.
È dal 2013 che la società nipponica è sulla cresta dell'onda a causa dei suoi airbag mal funzionanti. Il mercato, si sa, non perdona, anche perché il rischio da prodotto difettoso non è una passeggiata. Esso non deve essere sottovalutato; questo non solo in ambito automobilistico.
Purtroppo il caso airbag Takata non è circoscritto al 2013. L'anno successivo le sono infatti stati pervenuti i reclami di importanti produttori di automobili. Toyota, BMW, Ford, Chrysler, Mazda, Honda e Nissan hanno hanno dovuto richiamare più di tre milioni di veicoli in tutto il mondo a causa degli airbag difettosi prodotti dalla Takata.
Nel 2015 la società è stata protagonista del più grande richiamo della storia. La causa? I suoi airbag erano a rischio di esplosione. Nel mese di novembre dello stesso anno, la società ha ricevuto una punizione salata da parte degli americani: una multa di 200 milioni di dollari, di cui 70 milioni devono essere pagati subito. 
Non è diverso il leitmotiv che ha animato il settore delle automotive durante gli ultimi due anni.
Nel mese di agosto 2016, un camion che trasportava parti di airbag di Takata è stato coinvolto in un incidente a Quemado, in Texas. La causa dell'incidente? L'esplosione del carico. Le conseguenze? La distruzione di un'abitazione e la morte della donna ivi presente. 
A gennaio 2017, però, dopo il polso d'acciaio degli Stati Uniti d'America contro tre dirigenti della società, la Takata ha deciso di dichiararsi colpevole e di pagare 1 miliardo di dollari per risolvere l'inchiesta. Questa include un ammontare di 25 milioni di dollari, 125 milioni di dollari per la compensazione della vittima e 850 milioni di dollari per compensare i produttori di automobili. Inoltre, sono almeno 16 le morti legate a filo doppio agli airbag difettosi. Si tratta senz'altro di una narrazione che ha fatto cadere nel dimenticatoio il capitolo sicurezza. 
Oggi la situazione della società è drammatica: i suoi debiti sono superiori a 500 milioni di euro; la maggior parte di questi riguardano le richieste di indennizzo. Tuttora quella di Takata è la più grande insolvenza che una società giapponese abbia mai registrato; lo spettro fallimento è pertanto dietro l'angolo e il suo è il terzo bilancio in rosso.
Inarrestabile il crollo del produttore di airbag alla Borsa di Tokyo. Il 20 giugno scorso il titolo è affondato del ben 24,7%: dall'inizio dell'anno il suo valore è sceso del 71%. 
Il 26 giugno scorso Takata ha formalmente chiesto l'apertura della procedura di fallimento al Tribunale di Tokio. Shigehisa Takada, presidente e amministratore delegato della società, ha comunicato le sue dimissioni. Dal canto suo Hiroshige Seko, ministro dell'Economia e dell'Industria, ha proclamato un piano di sostegno economico per tutte quelle realtà aziendali, ovvero per tutte quelle piccole e medie imprese, che potrebbero risentire della caduta della Takada. Secondo quanto afferma l'Istituto di ricerca Tokyo Shoko, i fornitori giapponesi direttamente collegati alla società sono ben 130. 
Proprio il 26 giugno 2017 la società nipponica ha dichiarato fallimento diramando un comunicato stampa in cui si precisa che le sue attività sono state cedute alla Kss (Key Safety Systems), azienda statunitense per un totale di 1,4 miliardi di euro.


Prodotti difettosi: come tutelarsi per non creare danno al proprio business

La sicurezza non è un optional. Non a caso per la legge italiana un prodotto mal funzionante non è adatto allo scopo per cui è stato concepito; questo perché gli manca il requisito essenziale della sicurezza. Una caratteristica essenziale, dal momento che deve salvaguardare l'uomo e i suoi beni. Proprio per questo risulta responsabilità del produttore sia la mancanza durante la fase di progettazione sia quella di fabbricazione, sia i danni originatisi con l'uso e direttamente legati a difetti. 
Ciò che è necessario sottolineare, però, è che la responsabilità per i danni causati dall'utilizzo del prodotto difettoso non sono imputati solamente al produttore dell'articolo finito. Sono responsabili anche coloro che mettono sul prodotto il loro brand, il loro nome o qualsiasi altro contrassegno, e ancora, chi importa tale articolo dall'estero all'Europa e chi vende articoli anonimi, ovvero senza che siano stati indicati il produttore e l'importatore. 
Qualora un consumatore dovesse subire un danno a causa di un prodotto difettoso, la dimostrazione dell'avvenuto danno è totalmente a suo carico.
Davanti a una tale eventualità risulta fondamentale che l'azienda sottoscriva una polizza assicurativa. Nello specifico si tratta di un'assicurazione R.C. Prodotti (Responsabilità Civile Prodotti). Detta polizza non è altro che un'importante copertura per il produttore. Un soggetto, lo ricordiamo, su cui grava la responsabilità per i danni causati da articoli difettosi, sia che questi siano danni materiali, sia che siano danni diretti a beni e persone.
Le assicurazioni Responsabilità Civile Prodotto, in linea di massima non coprono le spese riguardanti il ritiro dal mercato dell'articolo, quelle inerenti sia la riparazione che la sostituzione dell'articolo, i danni derivanti da inquinamento atmosferico, quelli da contaminazione al terreno e quelli procurati alle acque. Inoltre, non sono contemplate le spese per gli indennizzi pari all'equivalente della merce.
È doveroso precisare che la RC Prodotti è strutturata seguendo il regime claims made. Conseguentemente si prevede un lasso di tempo di retroattività. Tale periodo può essere più o meno lungo. Tutto dipende dagli accordi stipulati con la propria compagnia di assicurazione. 
Ad ogni modo, l'assicurato potrà prendere in considerazione la possibilità di completare la propria R.C. Prodotti con una copertura recall, ovvero con il ritiro prodotti.
Sempre in merito alle RC Prodotti risulta necessario precisare che le garanzie sono sottoposte a regole più restrittive in Paesi come il Canada, gli Stati Uniti d'America e il Messico. Dunque, prima di esportare la merce in questi Stati è essenziale rivolgersi a una buona impresa di assicurazione. Con Esedra potrai avere tutte le dritte necessarie per tutelarti nel migliore dei modi possibili. 
Approfitta subito della professionalità del team Esedra e tocca con mano la differenza dei servizi offerti: scegli la qualità e richiedi oggi stesso la tua consulenza completamente gratuita. 
Per ottenere maggiori informazioni hai due possibilità: 

- telefonare ai numeri telefonici delle sedi Esedra, quella di Milano o quella di Lecco;

- compilare un form che Esedra ha predisposto per te.

La sede di Milano, ubicata in via Emilio Cornalia n. 19, risponde al numero di telefono: 02 45472300; gli uffici di Lecco, siti in via Lorenzo Balicco n. 63, rispondono al numero di telefono: 02 45472330.
Come già accennato, potrai richiedere le tue informazioni anche compilando il modulo presente all'indirizzo:
http://www.esedrabroker.it/preventivo.php?pag=572&l=Richiedi+informazioni. 
Avrai riscontro da parte dello staff di Esedra nel giro di 24 ore. 


Fonti:

https://www.nhtsa.gov/recall-spotlight/takata-air-bags 

http://www.corriere.it/economia/17_giugno_22/scandalo-airbag-b3cd8584-56b2-11e7-a35b-7a875278503a.shtml

http://www.quattroruote.it/news/industria/2017/02/10/takata_perdite_milionarie_per_gli_airbag_difettosi.html
Aggiungi al tuo calendario   2017-06-29 2017-06-29 38 Airbag difettosi: fallisce il colosso giapponese Takata. Il rischio R.C. Prodotti Parlare dell'automobile senza cadere in banalità non è affatto semplice; è per questo che facciamo nostra la riflessione del sociologo canadese Herbert Marshall McLuhan, il quale, proprio a proposito dell'influenza che ha avuto l'auto sulla nostra vita, ha affermato che questo straordinario mezzo di trasporto è "diventato un articolo di vestiario senza il quale ci sentiamo nudi, incerti e incompleti". E, a ben vedere, la macchina, esattamente come un capo di abbigliamento a cui manca un bottone o a cui non funziona la chiusura lampo, perde totalmente la sua funzione quando tra gli elementi che la costituiscono ci sono prodotti difettosi. È in questo momento che viene meno il suo dovere primordiale; il mezzo in questione pecca infatti in sicurezza, ragion per cui il mercato procede al ritiro dell'auto. Tuttavia, per proteggersi il produttore può tutelarsi stipulando apposite R.C. Prodotti. Il caso TakataPer chi non lo sapesse Takata, è una società che produce parti automobilistiche. La sua sede è il Giappone, quella centrale europea è in Germania, anche se questa società dispone di impianti di produzione in quattro continenti. Ma perché parliamo proprio di Takata? Semplicemente perché la società, famosa per aver subito diversi richiami sui suoi airbag, rischia il fallimento.È dal 2013 che la società nipponica è sulla cresta dell'onda a causa dei suoi airbag mal funzionanti. Il mercato, si sa, non perdona, anche perché il rischio da prodotto difettoso non è una passeggiata. Esso non deve essere sottovalutato; questo non solo in ambito automobilistico.Purtroppo il caso airbag Takata non è circoscritto al 2013. L'anno successivo le sono infatti stati pervenuti i reclami di importanti produttori di automobili. Toyota, BMW, Ford, Chrysler, Mazda, Honda e Nissan hanno hanno dovuto richiamare più di tre milioni di veicoli in tutto il mondo a causa degli airbag difettosi prodotti dalla Takata.Nel 2015 la società è stata protagonista del più grande richiamo della storia. La causa? I suoi airbag erano a rischio di esplosione. Nel mese di novembre dello stesso anno, la società ha ricevuto una punizione salata da parte degli americani: una multa di 200 milioni di dollari, di cui 70 milioni devono essere pagati subito. Non è diverso il leitmotiv che ha animato il settore delle automotive durante gli ultimi due anni.Nel mese di agosto 2016, un camion che trasportava parti di airbag di Takata è stato coinvolto in un incidente a Quemado, in Texas. La causa dell'incidente? L'esplosione del carico. Le conseguenze? La distruzione di un'abitazione e la morte della donna ivi presente. A gennaio 2017, però, dopo il polso d'acciaio degli Stati Uniti d'America contro tre dirigenti della società, la Takata ha deciso di dichiararsi colpevole e di pagare 1 miliardo di dollari per risolvere l'inchiesta. Questa include un ammontare di 25 milioni di dollari, 125 milioni di dollari per la compensazione della vittima e 850 milioni di dollari per compensare i produttori di automobili. Inoltre, sono almeno 16 le morti legate a filo doppio agli airbag difettosi. Si tratta senz'altro di una narrazione che ha fatto cadere nel dimenticatoio il capitolo sicurezza. Oggi la situazione della società è drammatica: i suoi debiti sono superiori a 500 milioni di euro; la maggior parte di questi riguardano le richieste di indennizzo. Tuttora quella di Takata è la più grande insolvenza che una società giapponese abbia mai registrato; lo spettro fallimento è pertanto dietro l'angolo e il suo è il terzo bilancio in rosso.Inarrestabile il crollo del produttore di airbag alla Borsa di Tokyo. Il 20 giugno scorso il titolo è affondato del ben 24,7%: dall'inizio dell'anno il suo valore è sceso del 71%. Il 26 giugno scorso Takata ha formalmente chiesto l'apertura della procedura di fallimento al Tribunale di Tokio. Shigehisa Takada, presidente e amministratore delegato della società, ha comunicato le sue dimissioni. Dal canto suo Hiroshige Seko, ministro dell'Economia e dell'Industria, ha proclamato un piano di sostegno economico per tutte quelle realtà aziendali, ovvero per tutte quelle piccole e medie imprese, che potrebbero risentire della caduta della Takada. Secondo quanto afferma l'Istituto di ricerca Tokyo Shoko, i fornitori giapponesi direttamente collegati alla società sono ben 130. Proprio il 26 giugno 2017 la società nipponica ha dichiarato fallimento diramando un comunicato stampa in cui si precisa che le sue attività sono state cedute alla Kss (Key Safety Systems), azienda statunitense per un totale di 1,4 miliardi di euro.Prodotti difettosi: come tutelarsi per non creare danno al proprio businessLa sicurezza non è un optional. Non a caso per la legge italiana un prodotto mal funzionante non è adatto allo scopo per cui è stato concepito; questo perché gli manca il requisito essenziale della sicurezza. Una caratteristica essenziale, dal momento che deve salvaguardare l'uomo e i suoi beni. Proprio per questo risulta responsabilità del produttore sia la mancanza durante la fase di progettazione sia quella di fabbricazione, sia i danni originatisi con l'uso e direttamente legati a difetti. Ciò che è necessario sottolineare, però, è che la responsabilità per i danni causati dall'utilizzo del prodotto difettoso non sono imputati solamente al produttore dell'articolo finito. Sono responsabili anche coloro che mettono sul prodotto il loro brand, il loro nome o qualsiasi altro contrassegno, e ancora, chi importa tale articolo dall'estero all'Europa e chi vende articoli anonimi, ovvero senza che siano stati indicati il produttore e l'importatore. Qualora un consumatore dovesse subire un danno a causa di un prodotto difettoso, la dimostrazione dell'avvenuto danno è totalmente a suo carico.Davanti a una tale eventualità risulta fondamentale che l'azienda sottoscriva una polizza assicurativa. Nello specifico si tratta di un'assicurazione R.C. Prodotti (Responsabilità Civile Prodotti). Detta polizza non è altro che un'importante copertura per il produttore. Un soggetto, lo ricordiamo, su cui grava la responsabilità per i danni causati da articoli difettosi, sia che questi siano danni materiali, sia che siano danni diretti a beni e persone.Le assicurazioni Responsabilità Civile Prodotto, in linea di massima non coprono le spese riguardanti il ritiro dal mercato dell'articolo, quelle inerenti sia la riparazione che la sostituzione dell'articolo, i danni derivanti da inquinamento atmosferico, quelli da contaminazione al terreno e quelli procurati alle acque. Inoltre, non sono contemplate le spese per gli indennizzi pari all'equivalente della merce.È doveroso precisare che la RC Prodotti è strutturata seguendo il regime claims made. Conseguentemente si prevede un lasso di tempo di retroattività. Tale periodo può essere più o meno lungo. Tutto dipende dagli accordi stipulati con la propria compagnia di assicurazione. Ad ogni modo, l'assicurato potrà prendere in considerazione la possibilità di completare la propria R.C. Prodotti con una copertura recall, ovvero con il ritiro prodotti.Sempre in merito alle RC Prodotti risulta necessario precisare che le garanzie sono sottoposte a regole più restrittive in Paesi come il Canada, gli Stati Uniti d'America e il Messico. Dunque, prima di esportare la merce in questi Stati è essenziale rivolgersi a una buona impresa di assicurazione. Con Esedra potrai avere tutte le dritte necessarie per tutelarti nel migliore dei modi possibili. Approfitta subito della professionalità del team Esedra e tocca con mano la differenza dei servizi offerti: scegli la qualità e richiedi oggi stesso la tua consulenza completamente gratuita. Per ottenere maggiori informazioni hai due possibilità: - telefonare ai numeri telefonici delle sedi Esedra, quella di Milano o quella di Lecco;- compilare un form che Esedra ha predisposto per te.La sede di Milano, ubicata in via Emilio Cornalia n. 19, risponde al numero di telefono: 02 45472300; gli uffici di Lecco, siti in via Lorenzo Balicco n. 63, rispondono al numero di telefono: 02 45472330.Come già accennato, potrai richiedere le tue informazioni anche compilando il modulo presente all'indirizzo: http://www.esedrabroker.it/preventivo.php?pag=572&l=Richiedi+informazioni. Avrai riscontro da parte dello staff di Esedra nel giro di 24 ore. Fonti:https://www.nhtsa.gov/recall-spotlight/takata-air-bags http://www.corriere.it/economia/17_giugno_22/scandalo-airbag-b3cd8584-56b2-11e7-a35b-7a875278503a.shtmlhttp://www.quattroruote.it/news/industria/2017/02/10/takata_perdite_milionarie_per_gli_airbag_difettosi.html Location of the event Esedra Broker info@vipsrl.com false DD/MM/YYYY

Condividi questa pagina